Ragazza che non ho, ti ho già scritto una volta, ero più giovane dentro e fuori, sognavo che dal buio fiammante della radio potessi uscire tu, con il mio sos di carta fra le dita e uno di quei sorrisi che sembrano dire: “perché ti meravigli tanto, Jack? Non hai mai visto uscire una ragazza da una radio?” Avrei guardato le tue gambe svelte scavalcare la finestra nera della mia Sony, ti saresti lasciata ammirare col vestitino di carta giapponese con i fiori d’acqua e tutti i miei problemi si sarebbero accucciati in un angolo come un cane pentito, perché avevo osato dubitare della materia dei sogni. Vedi ragazza, credere nell’impossibile è stata la causa di tutti i miei guai e di tutte le mie grandezze. Io ho puntato su tutte le roulette, ho guidato contromano nella notte, sono andato in spiaggia con le scarpe d’inverno e mi sono steso in cappotto davanti al mare bruciante, perché disprezzavo i luoghi comuni e così non ho mai smesso di credere che esisti; che esistono ragazze che escono dalle radio con i vestiti a fiori. E questo lo devo a mio padre, che mi insegnò ad osare... Ecco perché ti ho riscritto e imbuco la mia busta nell’Universo. Non sono così sciocco da credere che tu non verrai mai: i miracoli sono più reali dei soldi, la verità è che temo di deluderti. Sono scorbutico, e pieno di dubbi e non ho mai imparato a ballare. Ti annoieresti, temo, e dopo qualche minuto di silenzio mi diresti: usciamo? E non mi va di uscire, e poi stasera in televisione c’è il mio documentario preferito, e di là la cena è apparecchiata per uno. E poi ho l’ansia da prestazione, va bene? Tu hai fatto l’amore fra le stelle io in letti da serie B, e la sigaretta dopo... era l’orgasmo. Attenta, non credermi ragazza che non ho, il mio è un vecchio gioco. Provocare miracoli e smettere di stupirsi l’attimo dopo. Se a quel punto te ne andassi via, sarei perduto: siamo mezzi uomini, mezzi maghi, eterni bambini. Non credermi, basta! Portami fuori! È una sera così dolce, ci sarà pure da qualche parte una balera deserta dove potrai insegnarmi il ritmo semplice della vita. Ragazza che non ho, stanotte saremo in tanti ad attenderti lo sai? Tu fai così, non pensare a me! A forza di credere ai miracoli, io ho imparato a reggerne l’assenza; ma uno, questa notte, uno almeno di noi, fallo felice!
Io, così come sono... nero su bianco... riflessioni, pensieri, emozioni e tanto altro fissato su questo diario virtuale. Un "luogo" in cui fermarmi a rielaborare il mio percorso di vita.
Qui troverete tutto quello che non sempre riesce ad uscire quando parlo con la gente... quello che sento e che tanto non verrebbe capito.
Sono tanto, ma di me si vede solo la punta dell’iceberg... a guardarmi dentro veramente, penso vi verrebbero le vertigini.
Pareri... Critiche... Nuovi spunti... su quanto scritto... sono sempre BENVENUTI! :)
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